Marketing Socio Territoriale

Il Marketing Socio Territoriale è un modello di responsabilità sociale innovativo che migliora l’impatto al consumo delle azioni di Corporate Social Responsibility, introducendo il concetto di vicinanza dell’azione non-profit al consumatore finale.
Il progetto ha l’obiettivo di intervenire sui territori dove l’azienda distribuisce i servizi divenendo un azione integrata di Marketing e CSR.

MarketingST-logo

A causa dei cambiamenti economici e sociali, la CSR non può più limitarsi ad azioni compensative stimolate dagli stackeholders, per recuperare una visibilità al solo appannaggio delle PR; ma diventa necessaria una dimostrazione pubblica della compatibilità dell’azienda con i valori sociali del territorio in cui opera e in cui soprattutto, vivono i consumatori finali. Perseguire dunque la “cittadinanza sociale d’impresa”  per ottenere una legittimazione sociale dell’azione imprenditoriale, con l’approvazione del consumatore finale. L’attività, assimilabile a una promozione sociale, è la sintesi tra un’azione mirata di marketing legata alla brand reputation attraverso un intervento a beneficio del consumatore nel territorio in cui vive, serve a migliorare la percezione della marca e il conseguente impatto al consumo.
Il consumatore consapevole sceglie di comprare chi rispetta i valori di cui lui stesso è portatore.

Il Modello è stato sviluppato da Filippo Sciacca fondatore di CommunicationArt.

 

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    2 comments on “Marketing Socio Territoriale”

    1. frazzan scrive:

      ho avuto modo di conoscere Filippo Sciacca e di apprezzarne la progettualità in anteprima e mi auguro di vedere presto nelle nostre belle piazze questo suo ambizioso contributo; nell’attesa di chi voglia mettere “fuoco alle polveri”…resto fiducioso nell’intervento di… migliori Brand!

    2. paolas87 scrive:

      L’idea del marketing territoriale rivela già nell’esposizione la sua grandissima potenzialità. Infatti, parole come marketing e pubblicità richiamano immediatamente alla mente significati ormai radicati nella nostra società: consumismo, competizioni tra aziende, giri di ingenti somme di denaro, lotta giornaliera per stabilire chi è il più forte. In una società come la nostra, dove le pubblicità, gli slogan, la ripetitività con la quale i media ci sottopongono ai prodotti commerciali, il consumatore è soltanto un mezzo attraverso il quale le aziende rimpolpano i propri fatturati, ed egli non è altro che un numero “x” tra miliardi di altri numeri.

      L’idea di coniugare al marketing e alla pubblicità concetti come coscienza, impegno sociale, rispetto per l’ambente e per gli altri, amore per il proprio territorio, mi sembra essere una strada migliore di quella che si sta percorrendo da ormai troppo tempo. Il consumismo, infatti, indebolisce la nostra identità e ci rende uguali di fronte al mercato. Dimenticare che il consumatore è – prima di tutto – una persona, non fa altro che accentuare la tendenza a credere che egli sia un automa, inconsapevole di ciò che acquista, mosso esclusivamente da ciò che dice la tv, e quindi la pubblicità.

      Con un progetto come questo, il consumatore può prendere coscienza di sé, può sentirsi – oltre che utile – anche parte di un sistema che ruota vorticosamente non solo per far soldi, per arricchire i più ricchi, ma anche per migliorare ciò che ci sta vicino, ciò che ci sta più a cuore. Vale a dire le nostre città, le scuole, i parchi, gli ambienti che ci sono più familiari. Se le aziende si impegnassero concretamente nella realizzazione di questo virtuoso progetto, potrebbero esserci risultati ottimali su più versanti. Da un lato, la trasparenza alla quale sarebbero chiamate le aziende darebbe la possibilità al consumatore di sentirsi partecipe di un mondo dal quale è sempre stato escluso; dall’altro, il continuo confronto con il pubblico imporrebbe alle aziende un comportamento ligio e linea con le promesse fatte.

      Credo che il marketing socio territoriale possa aprire effettivamente la strada ad una democrazia dei consumi, e credo che anche le aziende ne trarrebbero il proprio profitto: maggiore fiducia da parte del consumatore e maggiore vicinanza ad esso. Sarebbe come un lavoro di squadra tra chi produce e chi acquista, sotto l’egida dell’etica e della responsabilità morale. I prodotti venduti diventerebbero il mezzo attraverso il quale migliorare il mondo in cui viviamo. Inoltre sia il prodotto, che il consumatore, che l’azienda potrebbero riacquisire dignità sociale. Non si parlerebbe più solo di soldi ma anche di valori. E’ già un buon inizio.

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