Climate change, le aziende che lo combattono

Appena chiuse, con esiti deludenti, le negoziazioni di Doha, ancora una volta la palla passa al settore privato. Le imprese hanno infatti l’occasione di dimostrare di essere più avanti della politica nella lotta al cambiamento climatico. E un’ulteriore riprova arriva dall’ultima edizione di Climate Counts, l’associazione non profit che per la sesta volta ha classificato 145 società in 16 Paesi sulla base delle loro politiche energetiche. Confermando che le multinazionali più profittevoli del mondo sono già in grado di migliorare i propri risultati di business riducendo contemporaneamente la propria impronta ecologica. Un successo ottenuto in particolare dalle prime cinque classificate, ovvero Unilever (primo assoluto con 91 punti su 100 grazie all’impegno nel conseguimento del Sustainable Living Plan che prevede di raddoppiare il business riducendo le emissioni), Ups (89), Nike (89), Levi Strauss&Co (87) e L’Oréal (87).
Nel complesso, le prime cinque della lista hanno ridotto i gas serra di 1.168.812 tonnellate di CO2.
Rientrano nel drappello delle Soaring Company – un nuovo livello creato in questa nuova edizione per segnalare le performance eccezionali in termini ambientali – anche AbElectrolux (87), Ibm e Bank of America, entrambe con 86 punti.
Segue il livello delle Striding Company (tra 50 e 84 punti). In questo secondo macrogruppo spiccano, in quanto prime nei rispettivi settori, Ups (trasporti-89 punti), Johnson & Johnson (farmaceutico-82), Lufthansa (airlines-77), Hasbro (giocattoli-73), Marriott (hotel-70), Heineken (birra-79 punti), Starbucks (foodservice-69), News Corporation (comunicazioni-67), Herman Miller (casa e ufficio-66), Google (Internet/social media-64).
Risultano new entry in questa fascia della classifica il produttore biologico Stonyfield Farm, Hewlett Packard, Coca-Cola Company, Danone Groupe, Sony, Siemens e Reckitt-Benckiser.
Le società sono state valutate sulla base di 22 criteri, tra i quali l’esistenza di un piano di calcolo delle emissioni, di un programma per ridurle e dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi fissati. Complessivamente sono il 66% le società che hanno reso pubblica la propria strategia energetica rispetto al 25% del 2007. Un segno chiaro della crescente capacità delle aziende di strutturare il business in ottica sostenibile, anche per garantire la continuità aziendale, la mitigazione dei rischi, l’approvvigionamento energetico da fonti alternative.
Un altro fattore di giudizio da parte di ClimateCounts sono state le posizioni pubbliche prese sul tema del cambiamento climatico e delle politiche energetiche e la trasparenza nelle performance di sostenibilità.
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